Guardate perchè lo “scudo Tremonti” per i mutui 2009 è una trovata pubblicitaria e basta. Già oggi i tassi sono in calo da circa un mese e mezzo come quasi mai nella storia, e per dicembre dovrebbero calare ulteriormente in maniera molto consistente.

Ecco comunque quali sono i futures dell’euribor per i prossimi due anni e mezzo:

12/08 3.47%
03/09 2.61%
06/09 2.44%
09/09 2.39%
12/09 2.71%
03/10 2.78%
06/10 2.92%
09/10 3.05%
12/10 3.23%
03/11 3.26%
06/11 3.34%

Con il tasso bce al 3,25 l’euribor e’ ora al 3,62.
A dicembre Trichet portera’ il tasso al 2,75/2,25 e l’euribor scendera’ ancora.
Quindi solo con spreads > 1,75% lo “scudo tremonti” sara’ operativo.
E’ come se avesse promesso 1 milione di euro a tutti quelli oltre i 120 anni.

Ancora una volta dunque solo fuffa da questo governo…che intanto tassa Sky di un ulteriore 10%

Vi ricordano qualcosa le parole “leggi ad personam” e “conflitto di interesse”??

e gli italioti continuano ad abboccare…

Il 29 ottobre il Tribunale di Bari (sezione distaccata di Rutigliano, giudice Pietro Mastronardi) ha pronunciato un sentenza sui mutui che Adusbef definisce «epocale» perché «applicabile alla massima parte dei contratti in Italia». Si tratta di mutui basati sull’ammortamento “alla francese”, nel quale le rate sono costanti, composte dalla somma di quota capitale (che cresce progressivamente) e quota interessi (che cala al pagamento delle rate) e calcolate con la formula dell’interesse composto (cioé del calcolo di interessi sugli interessi). Nel caso era coinvolta una famiglia di imprenditori pugliesi, difesa dal vicepresidente di Adusbef, avvocato Antonio Tanza del foro di Bari, che nell’aprile 2001 ha portato in giudizio Banco di Napoli (oggi gruppo Intesa Sanpaolo). Sotto la lente sono finiti due mutui aperti a gennaio 1988 (da 350 milioni di lire, decennale, rate semestrali, tasso fisso) e a maggio 1989 (da un miliardo, tasso variabile, decennale, rate semestrali).

Nei due contratti sotto esame, una consulenza tecnica ha dimostrato che la rata era calcolata con la formula dell’interesse composto che non era espressamente indicata dal contratto. La consulenza ha evidenziato un aumento del costo effettivo del contratto dovuta a un tasso effettivo superiore a quello nominale: più erano le rate, più costava il mutuo. I clienti, alla firma dei contratti, non si erano resi conto dell’alto tasso effettivo da pagare perché il tasso nominale annuo era davvero quello indicato per iscritto nel contratto, mentre quello effettivo poteva essere desunto solo dall’esame del piano di ammortamento. Invece di un tasso del 13% sul mutuo da 350 milioni di lire, i clienti pagavano un tasso effettivo annuale del 14,276 per cento. Read the rest of this entry »