Con la crisi di questi anni, pagare le rate in tempo diviene sempre più difficile, ed facile finire nell’elenco dei cattivi pagatori. Si tratta di un archivio bancario in cui si trovano tutti coloro che hanno problemi con la soluzione dei propri debiti. Solitamente l’informazione serve alle banche per conoscere la vostra capacità ai pagamenti e quindi all’erogazione di nuovi prestiti. Finire su questo elenco non è difficile, basta infatti il ritardato pagamento di una rata per essere iscritti a questa lista nera. Tuttavia non si rimane segnati a vita, una volta regolata la posizione relativa e solo facendo esplicita richiesta si può essere cancellati. Attenzione: la cancellazione però non è immediata. Se le rate non pagate sono due bisogna attendere un anno, mentre se sono tre o quattro diventano due gli anni, oltre le 5 rate i tempi si allungano a 36 mesi. Non sorvolate sulle date di pagamento, le banche sono molto “fiscali” riguardo le morosità e potrebbero darvi problemi su successive vostre richieste.

Prosegue la discesa dei tassi interbancari. L’Euribor 3 mesi e’ sceso all’1,85%. Si tratta del nuovo minimo storico. Stessa musica per il mese, sceso a 1,55%. Si tratta di valori inferiori al tasso di policy delle Bce (2%) e che esprimono le attese di un nuovo taglio al costo del denaro nel mese di marzo. Il taglio previsto dagli analisti e’ di almeno 50 punti base sebbene i tassi Eonia scontino 75 punti base. Ai tassi Euribor sono indicizzati mutui immobiliari, prestiti commerciali e bond.

Cala dunque fino a raggiungere i minimi di sempre l’Euribor a tre mesi, utilizzato dalle banche per i prestiti di depositi tra loro. Secondo quanto rilevato dall’European Banking Federation, il tasso ha fatto segnare oggi una flessione a quota 1,85% dal precedente 1,86%. L’Euribor a un mese è invece sceso all’1,55% dal precedente 1,56%, in crescita invece quello a una settimana, dall’1,34 all’1,35%.

Ok ai prestiti del Tesoro, ma per ottenerli le banche dovranno impegnarsi a sospendere per dodici mesi le rate dei mutui per cassintegrati e disoccupati. Il ministro: ci saranno verifiche sul finanziamento all’economia reale

Roma – I “Tremonti bond” sono operativi. Il ministro dell’Economia ha firmato il decreto che concede il via libera alla sottoscrizione, da parte del Tesoro, delle obbligazioni subordinate emesse dalle banche quotate al fine di rafforzare il loro capitale di vigilanza. Ora le clausole dell’operazione sono all’esame delle banche: e il mercato sconta l’interesse di almeno quattro grandi gruppi, Unicredit, Intesa, Monte dei Paschi e Banco Popolare. “Non appena avremo il testo completo, decideremo in tempi rapidi”, conferma Giovanni Bazoli.

Obama bond Una vena «alla Obama» caratterizza l’ultima versione del decreto. Fra gli impegni che il Tesoro chiede alle banche per sottoscrivere il bond ci sono cinque punti di carattere etico-sociale: 1) il contributo finanziario per rafforzare il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese; 2) l’aumento delle risorse da mettere a disposizione per il credito alle piccole e medie imprese; 3) la sospensione del pagamento dei ratei del mutuo casa per almeno 12 mesi a favore dei lavoratori in cassa integrazione o che percepiscono il sussidio di disoccupazione; 4) la promozione di accordi per anticipare le risorse necessarie alle imprese per il pagamento della cassa integrazione; 5) l’adozione di un codice etico. «Questi impegni, e il più generale andamento del credito all’economia – ricorda una nota del Tesoro – saranno oggetto di attento monitoraggio, sul modello applicato con successo in Francia». In un’intervista televisiva, Tremonti ricorda che «i bond servono alle piccole e medie imprese che avranno più credito per affrontare la crisi», e che le banche richiedenti saranno controllate da commissioni prefettizie. Ogni tre mesi la Banca d’Italia trasmetterà al ministero i dati sul credito, regione per regione. Read the rest of this entry »

Mutui col cappello

Febbraio 26, 2009

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Parliamo dei mutui con Cap. Il CAP consiste in un tasso massimo oltre il quale un’assicurazione copre l’escursione.

Spesso questi mutui hanno anche un’altra clausola chiamata floor (pavimento).
È un minimo sotto il quale il tasso d’interesse non può mai andare. In un mutuo con cap la sua presenza è comprensibile, ma la brutta notizia è che questa opzione potreste trovarla nei vostri accordi di mutui a tasso variabile.

In quest’ultimi la clausola floor può essere presente legalmente e probabilmente è stata firmata assieme all’atto di stipulazione.
Potreste trattare con la vostra banca per eliminarla o modificarla, ma non andate molto speranzosi.
Non si può fare molto, ma almeno siete coscienti del perché il vostro tasso d’interesse non potrà mai andare sotto una certa soglia.

Fonte risparmiosoldi.it

Colpo di spugna del Tar su dieci milioni di euro di sanzioni comminate dall’Antitrust ad un gruppo di venti banche. Il Tribunale del Lazio ha annullato le sanzioni inflitte dall’Authority guidata da Antonio Catricalà a più di venti istituti di credito italiani per pratiche commerciali scorrette: ovvero la mancata applicazione delle direttive contenute nel decreto Bersani, che prevedeva la portabilità gratuita dei mutui, ossia la possibilità di trasferirli da una banca all’altra senza oneri a carico dei clienti.

L’ istruttoria era nata da un’indagine di Altroconsumo e da ulteriori denunce, pervenute tramite call certer del garante, che aveva portato ad agosto scorso, la decisione dell’Antitrust di multare per complessivi euro 9,68 milioni di euro il gruppo di banche oggetto dell’indagine. Dall’inchiesta emergeva che solo in due agenzie bancarie di Roma, su 40 istituti di credito tra Milano e la capitale, veniva rispettata la normativa sulla portabilità del mutuo con surrogazione dell’ipoteca a COSTO ZERO.

Fra gli istituti multati, oltre i principali gruppi italiani (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps e Bnl) Deutsche Bank e numerose banche popolari che nel mese di febbraio si sono viste annullare le sanzioni dell’Antitrust, che attende di valutare le motivazioni alla base della sentenza del Tar; le sanzioni inflitte dall’Antitrust variano da un minimo di 300.000 euro a un massimo di 500.000, a seconda della violazione.