La stretta sui mutui influisce sulle compravendite immobiliari

Brusca frenata per il settore dei mutui. L’effetto della crisi si fa sentire, e lo dimostrano i dati relativi all’analisi dei primi sette mesi di quest’anno sul credito immobiliare elaborato per le famiglie consumatrici.
Nel corso del 2011 si è verificata una netta inversione di tendenza. Nei primi mesi del 2011 si registrava ancora una crescita delle erogazioni e del numero di contratti stipulati, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nei mesi successivi si è assistito ad un progressivo rallentamento, sfociato infine nell’inversione del segno della variazione che, da giugno, risulta
notevolmente negativa: nei primi sette mesi del 2011 la flessione delle erogazioni si è attestata al -4,6%, a fronte di una diminuzione dei contratti stipulati del - 6,2%.
La riduzione ha riguardato sia i mutui destinati all’acquisto di abitazioni (-3,9%) sia la categoria degli “altri mutui”, la cui componente principale è rappresentata da surroghe e sostituzioni (-6,4%), e la tendenza sembradestinata a proseguire.La dinamica è innanzitutto il riflesso del clima generale di grande incertezza che il Paese sta vivendo – acuito dall’instabilità dei mercati finanziari – che determina una maggiore cautela delle famiglie e riduce per una parte di esse la propensione a fare scelte impegnative di lungo periodo, come la sottoscrizione di un mutuo per l’acquisto di un’abitazione. A ciò si aggiungono le crescenti difficoltà che incontrano le banche nel funding (raccolta) e la conseguente maggiore selettività delle stesse nell’erogazione dei mutui, nonché la tendenza al rialzo degli spread che rende più oneroso il costo del mutuo.


Agli sportelli aumentano i rifiuti a istruire pratiche e al contempo lievitano
anche gli spread, ossia il costo applicato dalle banche ai prestiti, che viene
sommato al parametro di riferimento (Euribor o Irs) per determinare il tasso
complessivo finale.
Da giugno a settembre gli spread medi applicati
sui mutui a tasso fisso sono aumentati dello 0,3%,
sui variabili l’aumento trimestrale è stato pari allo
0,15 %, mentre l’impennata maggiore si è registrata
sui mutui variabili con cap (+0,4%).
Mentre dunque i parametri di riferimento sono
persino scesi, l’’Irs – parametro utilizzato per i
mutui a tasso fisso – per esempio oggi viaggia sotto
il 3% (a quota 2,71 il trentennale e a 2,81 per il
ventennale), il costo totale pagato dal risparmiatore è rimasto stabile o è
addirittura salito, per effetto dei maggiori margini applicati dagli istituti di credito.
Per un mutuo a tasso fisso gli spread applicati oggi viaggiano da 1,2% fino al
2,2%.
Chiedere dunque a più banche o farsi assistere da un consulente finanziario
nella scelta del mutuo, può permettere di risparmiare fino all’1%, che su un
mutuo medio da 130mila euro, con durata ventennale, si traduce in un
risparmio annuale sulle rate pari a 800 euro.
Da osservare inoltre che sul calo delle erogazioni incide anche in parte la
riduzione dei prezzi delle abitazioni.
La difficoltà ad ottenere il mutuo sta incidendo significativamente anche sul
mercato immobiliare.
Infatti, molte persone che prima potevano ottenere un mutuo per acquistare
la loro prima casa oggi sono costrette a scontrarsi con un mercato delle erogazioni
talmente rigido che li induce ad abbandonare la ricerca e a ripiegare sull’affitto.

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